Giovanna Ferro

Piscologa e Psicoterapeuta a Savona

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IL DOLORE DI ELIA

3 febbraio 2026

IL DOLORE DI ELIA

Ho tenuto la lettera tra le mani, l’immagine della mamma e del figlio mi è rimasta impressa nel cuore, non me la sono sentita di pubblicarla subito appena ricevuta, ho dovuto assimilare il dolore per renderle giustizia.

Qualche giorno dopo andando a lezione di yoga …in centro Savona, nella mia palestra, la mattina si tiene il corso di yoga e almeno una volta la settimana partecipo, mi serve proprio per centrarmi su me stessa… ho avuto la certezza che fosse arrivato il momento adatto per la pubblicazione.

All’inizio della lezione quando l’insegnante ci ha invitati a chiudere gli occhi e concentrarci sul respiro, nella mia mente è apparso il dolore, il cuore subito si è attivato,

respiravo a fatica, veramente tanta fatica, ma poi si sono concentrata su quello che l’insegnante richiedeva e a lezione finita,

tornata in studio, eccomi a inserire la lettera.

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Cara Giovanna,

per la tua rubrica di lettere, magari puoi usare questa storia. Ne avrei veramente tante da raccontare, ricordi di attimi in cui stando vicino ad Elia ho sentito la sua voce, la sua angoscia. In particolare, me ne viene in mente una. Ero con lui in uno dei tanti ricoveri in ematologia al Gaslini e la dottoressa di turno aveva tutto ad un tratto deciso che si doveva ripetere un nuovo esame midollare. Elia era sveglio nel lettino nella stanza, completamente ignaro di quello che stava per succedere.

Chiedo alla dottoressa di fargli un’anestesia, ma no, non si può, con tutte gli antiepilettici che prende. Io debolmente non protesto e mi volto di spalle, si “scappo”. Elia comincia ad urlare, urla di bambino di neppure un anno.

Il mio cuore lo sento tutto nero, e ricordo solo il ritorno verso casa in macchina sull’autostrada. Ho pianto per cinquanta chilometri di gallerie. È stata l’ultima volta che ho sentito piangere mio figlio. Lui aveva capito che non serviva.

(In realtà scoprii che non era vero che non si poteva fare il prelievo indolore, solo non si voleva sprecare tempo con un bambino cerebroleso)

È tutta la sua vita che cerco di fuggire tutti i sensi di colpa, e specialmente mi fa male il ricordo di quel giorno. Sì, scappo, ma intanto ho combattuto anche se ho sempre avuto tanta paura. Mentre si combatte la sofferenza non si sente.

Stando vicino ad Elia ho scoperto il valore della comunicazione attraverso le carezze, dell’amore profondo silenzioso.

Eppure, per tutti questi anni ho anche forse desiderato di fuggire, anche ora che mi aggrappo disperatamente a ciò che mi resta del suo ricordo.

Un caro saluto di cuore,

Maria

°°°°°°°°°°°°°°°°°°

Quanto sarebbe in diritto un genitore di fare una bella sfuriata ogni volta che sente che la comunicazione emotiva paziente-medico salta? Non viene attivata solo perché lo decide il medico.

Perché la mamma oltre a dover gestire e contrastare i suoi demoni di non fare abbastanza per il bene del proprio figlio, è costretta a combattere il personale medico?

Ho ricevuto questa lettera in risposta al mio invito di condividere le esperienze personali dei lettori: una lettera di cui ringrazio infinitamente Maria per avermela consegnata. Da cuore a cuore.

Non credo che taluni medici non abbiano cuore, ma certamente non lo hanno nutrito emotivamente né a livello personale, né a livello lavorativo. Non gli è stato insegnato, non lo hanno imparato, non è una giustificazione ma una spiegazione del perché siano anche tra le professioni più esposte alla sindrome del burnout.

Invece i genitori spesso subiscono, non sentono la possibilità di esprimere in maniera adeguata le loro richieste e quelle dei figli.

Anche Elia lo aveva capito.

La fuga serve a vivere, è una ricerca di vita quando tutto attorno è senza vita, spento emotivamente. È una rotta che attraversa nel buio, la rotta scelta da Maria per avere vita.

Non credo che Maria debba fornire giustificazioni della sua scelta, una madre deve avere la possibilità di allontanarsi dal dolore acuto per non impazzire, per poter tornare di nuovo da Elia.

Purtroppo, molti genitori dai medici ricevono pure un pesante giudizio di non funzionare e di non fare il bene dei loro figli, oltre a dover vivere nella sofferenza.

Grazie di cuore Elia & Maria.

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