QUANTE COSE MODIFICAI.
QUANDO L’HO INCROCIATO LA PRIMA VOLTA ALLA RIUNIONE, LA SUA ALTEZZA GIÀ MI ERA PARSA RASSICURANTE.
Io che non mi sono mai sentita tanto capace, nell’incontrare lui così simile ad una statua, con il suo portamento così fiero, ho provato un senso di protezione.
In casa mia i miei mi avevano dato tanto, me lo sono sempre ripetuta dentro di me.
Mi sentivo fortunata.
I miei genitori mi avevano dato la possibilità di laurearmi, per poter usare al meglio la mia testa, così mi ripetevano.
Loro che non erano stati capaci di farsi le loro ragioni, nemmeno di fronte ai loro stessi parenti, così pensavano: se facciamo studiare i nostri figli non subiremo quello che ci ha fregati noi.
O meglio oggi mi sento fortunata di aver studiato, anche se ho dovuto fare tante rinunce, poche vacanze, per fortuna vivo al mare. Ma da grande ho capito che la fortuna è anche altro. Certamente bisogna essere grati alla vita per le opportunità che ci concede. Saperle apprezzare ci garantisce stabilità; ma la fortuna è talmente volubile e incontrollabile, che per qualcosa di buono che ti arriva, rischi l’attimo dopo di essere spazzata via da un colpo di coda del destino avverso!
Mi sono appassionata alla moda perché dentro ho una certa capacità di cogliere il taglio di un vestito, di una gonna, di un pantalone. Riesco a fare degli abbinamenti tra i vari capi che poi ritrovo anche nelle pagine delle riviste.
Non ho mai rinunciato a sfogliare riviste di moda femminile, ma è vero che non ho mai indossato un capo firmato.
Alle superiori mi vergognavo perché mi sentivo l’unica a non avere almeno un capo firmato, a non essere mai entrata in alcuni negozi; in seguito, ho iniziato ad essere apprezzata per la mia eleganza genuina, così è passata in secondo piano l’etichetta. Oggi mi sento fiera per come mi sono gestita, e anche se potrei permettermi qualche capo di abbigliamento firmato, non ci riesco ad acquistarlo. L’atteggiamento che mi sono costruita nel corso del tempo mi impedisce di utilizzare i soldi in questo modo.
QUANDO LO VIDI NE RIMASI ABBAGLIATA. Lui fece un commento sciocco sul mio abbigliamento ed io per un po’ tenni una linea molto basica: pantalone taglio classico, abbinato a maglione in tinta nel periodo invernale; d’estate mi alleggerii con polo e canottiere ma sempre solo con pantaloni, eliminai le gonne e i vestiti.
Oggi mi rendo conto di essere stata condizionata dalle sue parole, ma allora non riuscii a fare diversamente; a chi mi chiedeva la ragione rispondevo semplicemente che mi sentivo a mio agio così.
QUANTE ALTRE COSE MODIFICAI APPARENTEMENTE PERCHÉ MI ANDAVA DI FARE COSÌ!
Iniziammo a far parte dello stesso gruppo di lavoro e a frequentarci. All’inizio come amici perché lui diceva di non aver piacere di fidanzarsi, che rendere ufficiale una relazione sentimentale toglieva bellezza all’amore. Lui aveva paura di stare dentro una relazione per delle fregature che diceva di aver subito. Poi poco per volta si affezionò a me; divenni la sua ragazza ufficiale.
La prima volta che andai a pranzo dai suoi, non fece altro che demolire tutto quello che io avevo fatto sino a quel momento. Sua madre stava zitta e mi guardava per darmi un abbraccio con gli occhi. Come se con lo sguardo volesse costruire uno scudo protettivo per me. Intuii che quando non c’ero io con loro, lei veniva denigrata per tutto il tempo.
Nelle volte successive andò quasi sempre così. Qualche volta sua mamma osava prendere le mie parti ed allora veniva spedita in cucina a recuperare qualcosa. Una sorta di punizione. Oppure le venivano affibbiate delle commissioni da fare in settimana, solo perché gli altri non ne avevano voglia, e nonostante lei dovesse incastrare i suoi impegni oltre a badare ai suoceri, nessuno interveniva in suo aiuto.
Quando provai a controbattere partì in talune situazioni l’insulto pesante, a volte mi prendeva per un braccio e mi intimava di tacere, una volta mi arrivò un ceffone ma nessuno si mosse.
Non c’era modo di modificare quel clima. Io con i miei non ne parlavo, mi vergognavo troppo. Alcune mie amiche dicevano che gli uomini fanno così, ma ci amano lo stesso. Altre restavano inorridite, ma accettavano altre forme di violenza e prevaricazione.
Fuori mi infastidiva vedere quell’atteggiamento nelle relazioni, ma non saprei dire perché non mi venisse da rompere la mia relazione.
LUI C’ERA PER ME, MI DEGNAVA DEL SUO SGUARDO. QUANTA GRATIFICAZIONE DAL SUO SGUARDO. MI FACEVA STARE DAVVERO BENE.
Tutto diventava manipolabile, messo in discussione, non ero libera di fare quello che desideravo.
L’ho capito solo oggi! Se non stai attenta, se non ti centri su te stessa, basta poco a farti passare per la brontolona di turno, quella che recrimina su che cosa si mangia e non è capace di lasciarsi andare, che si adatta troppo agli altri anche se vuole essere originale.
MA ALLA FINE SI FACEVA SOLO QUELLO CHE VOLEVA LUI.
Con l’illusione talvolta di decidere, ma solo perché andava bene a lui.
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Claudia inizio a leggere questa parte sul quaderno, ma si fermò.
La rabbia le saliva dai piedi ai capelli, non riusciva proprio a non farsi assalire dallo sconforto di pensare a quella ragazza, poi donna, finita sotto le grinfie di quell’uomo.
Chiuse e uscì dalla stanza. Non riuscì a leggere altre parole.
Lasciò dietro di sé l’energia negativa che si era propagata nella stanza, se ne sarebbe occupata molto presto.
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Caro lettore, sei consapevole, riesci a capire quanto riesci a esprimere la tua capacità di scelta? Quando invece questo non succede?
Ti è mai capitato di sentirti in qualche modo costretto a modificare i tuoi piani, e a sentirti profondamente inadeguato perché non sei riuscito a fare quello che volevi?
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