Lacrime, dolore, sofferenza acuta per me, che ho solo letto la notizia.
Il mondo ha perso ulteriormente senso, è calata l’oscurità angosciante.
A chi un futuro non lo avrà mai.
Crans-Montana
L’ultima di una lunga serie di schifezze umane. Per avidità, per ingordigia umana, per meschinità,
per tutto quello che di peggio hanno fatto, possono fare e faranno gli esseri umani.
Confidando che non si ricorra, ancora una volta, all’affermazione che nessuno sia responsabile. Perché il dolore non diventi solo distruzione.
Avevo preparato la mia nuova puntata la settimana scorsa, la pubblico con l’auspicio che possa alimentare le possibilità di condizioni di vita diverse, serene e soprattutto più consapevoli.
FINE. INIZIO.
Prendete un foglio di carta “vero”, si disse Claudia dentro il suo cuore, dopo aver chiuso il quaderno della Psic su cui era scritto tutto rigorosamente a mano.
Se non ne avete in casa procuratevi un foglio particolare, oppure stampate un modello di carta da lettere di altri tempi.
A Claudia piaceva particolarmente un modello che aveva visto sulla scrivania di sua mamma, la volta in cui l’aveva trovata a rileggere le lettere della sua adolescenza, lo scambio di lettere con i suoi amici che venivano al mare da Milano e da Torino, con cui d’inverno restava in contatto grazie alle lettere.
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Recuperato il foglio, fate un buchino dove preferite e provate a sbirciare da lì nel vostro passato.
Quel buchino nel foglio sembra piccolo, ma basta per far passare tantissimo di quello che è stato: immagini, odori, sensazioni che il corpo ricorda prima ancora della mente.
Vi viene in mente un momento particolare?
Quando si sbircia nel passato spesso emerge un momento semplice, non per forza eclatante:
un odore di casa, una luce del pomeriggio, una frase detta senza pensarci. Ed è curioso come non tornino tanto i fatti, quanto le emozioni con cui li abbiamo attraversati.
Il passato non si cambia, questo è un dato di fatto, che spesso però dimentichiamo. Ci tormentiamo su come sono andate le cose, ma non si possono modificare più quelle del passato.
Il passato non è modificabile, ma la relazione che abbiamo con esso sì.
Lo stress nasce spesso dal tentativo impossibile di riscrivere ciò che è già stato, come se la mente continuasse a bussare a una porta che non si può più aprire.
Quindi bisogna allenarsi a stoppare lo stress che proviene dal tempo andato. Non per cancellare o negare, ma:
- riconoscere ciò che è accaduto;
- accettare che allora avevamo le risorse di allora, non quelle di oggi;
- riportare l’attenzione a ciò che, invece, è ancora vivo e agibile: il presente.
Forse quel buchino serve proprio a questo:
guardare il passato senza entrarci, senza restarne risucchiati.
Ricorda:
quella versione di te non aveva gli strumenti che hai oggi.
Stava facendo il meglio possibile con ciò che aveva.
Il passato resta lì.
Tu resti qui.
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Respira.
E porta l’attenzione a oggi.
Immagina di scegliere una foto, un ritaglio di giornale, un’immagine qualsiasi che ti rappresenti in questo momento della tua vita.
Non deve essere bella per gli altri.
Deve risuonare con te.
Guardala con calma.
Chiediti: Che cosa dice di me, oggi? Che tipo di persona racconta, anche senza parole?
Ora prenditi qualche istante per scrivere o riflettere su questo. Pensa a come ti piace trascorrere le tue giornate. Non quelle ideali. Quelle reali, quando ti senti più vicino a te stesso.
- Che ritmo hanno?
- Ci sono momenti di quiete, di concentrazione, di relazione?
- Cosa fai che ti fa sentire “al posto giusto”, anche solo per poco?
Lascia emergere le risposte senza correggerle.
Ora porta l’attenzione su ciò che ti soddisfa.
Anche cose piccole:
- una costanza che hai costruito
- una scelta che hai mantenuto
- un modo diverso di reagire rispetto al passato
E poi chiediti, con gentilezza: di cosa posso essere orgoglioso/a di me, oggi?
Non minimizzare. Non relativizzare. Annota anche solo una cosa.
Rimani sul buono che c’è in te. Non perché il resto non esista, ma perché non ha bisogno di essere richiamato.
L’inconscio, la zona d’ombra, fanno già il loro lavoro instancabile:
ti mostrano mancanze, errori, fragilità.
Tu, qui, stai allenando un altro sguardo: quello indulgente, quello che riconosce, quello che tiene insieme.
Concludi con questa frase, se ti va, scritta o solo pensata:
“Questo sono io oggi. È abbastanza. Posso partire da qui.”
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Adesso puoi aprire il cuore e la mente al futuro. Prima, però, fai spazio, fai un po’ di pulizia; togli i rami secchi, quelli che non danno frutti, quelli che ti appesantiscono il cuore.
Chiediti senza filtri: che cosa ti fa davvero soffrire? Chi o cosa ti dà fastidio? Con chi vorresti non avere più niente a che fare? Nominali, uno per uno, senza giustificazioni. Non serve spiegare, basta riconoscere.
E sì, ci sono quelle persone che ti fanno sorridere solo perché ti irritano. È normale. E probabilmente c’è una parte di te che, in fondo, collude un po’ con tutto questo… non per cattiveria, ma per abitudine, per noia, per pigrizia. Bene, ammettilo. Non fa male.
Ora taglia via quei rami secchi. Non con rabbia, con decisione. Ogni ramo che cade è un peso in meno, un po’ di spazio guadagnato dentro di te. Respira. Senti la leggerezza.
E adesso, finalmente, apri lo sguardo al futuro. Non serve vederlo tutto, non serve avere piani perfetti. Basta sapere che c’è spazio per te, per quello che vuoi davvero, per le cose belle che ti fanno sorridere.
Ripeti dentro di te, come se lo dicessi a un amico: “Non tutto ciò che mi ha accompagnato merita di proseguire con me.” Ecco fatto. Ora puoi camminare avanti senza zavorre. Con un sorriso un po’ tuo e un po’ del mondo.
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Quindi per il nuovo anno
<INIZIATE A CAMBIARE VITA PER UN GIORNO>
Partite da ogni singola giornata, senza farvi attrarre o ammaliare da tutto il futuro davanti. Come se fosse un film da guardare tutto in una volta.
Suggerimento di una persona a me vicina, sopravvissuto al suo inferno familiare.
Ingredienti fondamentali:
- Saper stare sul dolore, anche se fa tanto male, se è insopportabile al punto che ci sembra di essere fuori di testa. Fuggire dal dolore però non fa altro che alimentarlo. Non c’è niente di più inutile che scappare dal dolore: scappando lo alimenti solo. Guardalo, senti cosa ha da dire, poi lascialo andare piano.
- Un po’ di follia, inteso come uscire dagli schemi e dalle abitudini preordinate. Non parlo di fare cose stupide, ma modificare quelle gabbie invisibili che ci costruiamo senza accorgercene. A volte un gesto piccolo, una scelta diversa, può cambiare tutto.
- Iniziate nel punto in cui state meglio, in cui vi sentite a casa, in cui sperimentate la calma. Dove riuscite a respirare. Sarà lì che potrete tornare quando sarete in difficoltà: il vostro punto di ristoro, il porto sicuro.
Il segreto è semplice, anche se difficile: un giorno alla volta, un passo alla volta. Non serve vedere la cima della montagna, basta sapere che oggi puoi fare un passo nella direzione giusta.
E allora, per il nuovo anno, fai questo piccolo miracolo: cambia vita… per un giorno. E poi un altro giorno. E poi un altro ancora.
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La lettera va riposta in un luogo magico per sé stessi.
Ogni tanto va riletta…
Auguri a tutti i miei lettori
Auguri di cuore!


